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CHI HA UCCISO L'UOMO RAGNO?

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Messaggio  Poppea il Ven Lug 02, 2010 2:25 am

Libri, pubblicazioni, riviste, ed ora anche una moltitudine
di siti internet sulla Criminologia.
Si fà un gran parlare di un argomento portato alla ribalta
dai successi investigativi, o per meglio dire dal nuovo
sistema investigativo che in Italia, da poco più di un
decennio a questa parte, ha diversamente interessato la
tecnica d'intervento della polizia giudiziaria, con un
enorme risalto d'immagine messo in primo piano dai Mass media.
Quando negli USA intorno agli anni settanta il tenente
Colombo già parlava "dei ragazzi della scientifica" affinchè
intervenissero nei casi delittuosi più intricati, da noi si
procedeva ancora con mezzi a dir poco preistorici, basandosi
ancora sul Confidente, il delatore, su ipotesi basantesi
semplicemente su dicerie sul conto di una o l'altra persona
coinvolta, e poche altre indagini comunque svolte con quelle
che noi italiani definivamo molto pacchianamente
"tradizionali" ossia la osservazione a distanza o
l'intercettazione. Oggi è tutto al rovescio, non si muove
passo, in senso investigativo, se prima non interviene la
scientifica e non vengono svolti i rilievi tecnici di
repertamento e sopralluogo.
Tutto ciò è estremamente giusto, non solo data l'evoluzione
dei tempi, ma anche perchè se il progresso tecnico e la
scienza possono dare un contributo alla ricerca della verità
in campo giudiziario ben venga.
Tuttavia dare false aspettative o fare apparire la scienza
forense come il toccasana per la risoluzione dei Casi
cosidetti Impossibili, mi sembra poco corretto e per gli
operatori del settore, ciè gli investigatori,
deontologicamente ed eticamente sbagliato. La Scienza è
qualcosa che si dimostra, specie quando si ha a che fare con
la vita di esseri umani. A mio parere non si può giocare con
la vita, i sentimenti, le speranze ed il dolore delle
persone coinvolte in reati di sangue o comunque
particolarmente gravi come violenze sessuali, omicidi,
infanticidi etc. Nè si può giocare con un argomento
estremamente serio simulando ipotetiche indagini tecnico
scientifiche su delitti del passato investendo la Storia di
responsabilità enormi, talvolta stravolgendola.
L'attività delle indagini tecnico scientifiche dagli anni
novanta circa ad oggi è passata da una richiesta
d'intervento di circa il 10% al 200% . Psicologicamente ogni
investigatore, ufficiale o agente di PG, oggi è
psicologicamente condizionato dall'Evidence presente sulla
scena del crimine, qualunque sia la tipologia di reato,
sottoposto spesso anche alle pressioni delle vittime che
avendo assistito a film, serie tv, dibattiti e programmi
dedicati all'argomento, suggeriscono loro stessi cosa e
come evidenziare e repertare: impronte, formazioni pilifere,
tracce di sangue o altri materiale potenzialmente biologici
da cui risalire al famigerato o fatidico DNA.
Spesso nel Caos gereratosi nella scena del reato si
conviene di prelevare tracce inutili e superflue solo per
far vedere che si sta facendo un repertamento scientifico,
poi ci si accorge che la sigaretta repertata è del
proprietario dell'appartamento in cui è avvenuto il furto o
che una moltitudine di inopportuni curiosi hanno toccato il
bicchiere su cui vi erano, ahimè, delle impronte utili.
Tutti Sono diventati Criminologi e Sharloch Holmes in
questo paese, ma pochi sanno o immaginano cosa si prova ad
avere in mano l'arma che è servita per uccidere una parsona
e sentire addosso la responsabilità di averne la
disponibilità per evidenziarne se possibile attraverso la
ricerca e l'analisi delle tracce in essa contenute un nome
che magari corrisponde all'assassino che si sta cercando.
Pochi sanno o riescono ad immaginare cosa può un
investigatore "vero", provare a maneggiare oggetti, effetti
personali, foto ed altre cose repertate e appartenenti alla
vittima, cioè quella che era una persona ed oggi non è più
con noi. Non è vero che dopo un pò in questo lavoro si
diventa cinici e non si ragiona più sul dolore che generato
Il "Delitto".
Secondo Locard e il suo principio, "ogni contatto lascia una
traccia ", a ciò posso aggiungere che ogni storia ogni
delitto lascia una traccia nella mente dell'Investigatore.
Per fare questa professione ci vuole molta onestà
intellettuale e grande umiltà, bisogna essere disposti a
fare proprie le sofferenze degli altri.
Giovanni Falcone un giorno rispose ad una persona che gli
chiedeva chi fosse : " sono un servitore dello stato".
Concludendo, ai giovani che vorrebbero intraprendere questa
carriera, sappiate che sono più le lagrime che l'avventura e
l'anedralina, più i sacrifici che le soddisfazioni, se
soddisfazione vi può essere nello scoprire ogni giorno
quanto sia dura l'esistenza umana.
Dott. Saqlvatore Pisani, RIS Carabinieri di Parma.

Poppea

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