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Filosofia e vita

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Messaggio  Poppea il Dom Set 19, 2010 9:11 pm

La filosofia, che non è una disciplina astratta, è la regola, la scienza della vita umana; essa per propria natura è unita, è legata, s'identifica con la stessa vita dello spirito umano di cui studia l'origine, la natura e il fine: dove vi è la filosofia vi è la vita e dove vi è la vita vi è la filosofia, di qui il detto « vivere est philosophari » e non « primum vivere deinde philosophari ». Filosofia e vita sono connaturate alla stessa essenza dell'uomo, come essere e ragione sono intimamente uniti: « la filosofia non è qualcosa di avulso dalla vita nella sua concretezza, ma è anzi la vita stessa »; « una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta ». L'uomo è filosofo per natura, ha innato il desiderio di sapere; egli, in quanto dotato di ragione, si vuoi dare spiegazione completa delle cose e degli esseri, di tutta la realtà. La filosofia si è iniziata il giorno in cui l'uomo (per essere prima filosofo che scienziato) ebbe coscienza di sé, cioè quando si diede a pensare, a riflettere di fronte alle manifestazioni della natura, a meditare e risolvere i problemi più importanti della vita pratica, della vita concreta, a spiegarsi i vari e assillanti « perché » della sua vita, quindi il desiderio di sapere è antico quanto l'umanità. L'uomo, per il fatto che è uomo, è già potenzialmente filosofo; egli per natura desidera spiegarsi cose e fatti, desidera conoscere per agire ed agire per conoscere. Una eventuale rinuncia a fare della filosofia, comporterebbe per l'uomo rinunciare ad un vivo bisogno, a vivere consapevolmente nel proprio periodo, a non aver coscienza dei problemi della vita umana, ad accettare quanto in parte dicono le singole scienze. La filosofia influisce talmente sull'orientamento, sul comportamento della civiltà della vita degli uomini, da far dire: « ditemi che filosofia segue, ed io vi faccio la storia di un individuo, di una nazione » per cui, è errata l'affermazione del diffuso aforisma, secondo cui la filosofia è quella cosa con la quale e senza la quale si resta tale e quale, è errata la considerazione della gente comune di ritenere il filosofo come l'essere che vive fuori della quotidiana realtà (considerazione desunta dal racconto di Aristofane secondo cui Talete per guardare le stelle cadde in un fosso). Nel corso dei secoli è stato scritto sulla filosofia: da Fiatone: « è la scienza che cerca ciò che è costante nelle mutazioni, l'universale nei particolari, l'unità nelle molte cose », da Aristotele: « tutti gli uomini per istinto di natura desiderano di sapere... noi allora notiamo di avere la scienza di una cosa, quando stimiamo di conoscere le cause »; da Epicuro: « chi dice che non è ancora tempo di filosofare, è simile a colui il quale dice che non ancora è giunto il tempo per godere di una vita beata »; da Piotino: « è la cosa più nobile »; da Seneca: « la natura ci ha elargito un intelletto avido di sapere »; da Cicerone: « è la scienza delle cose divine e umane, rerum divinarum humanarumque »; « meglio vivere un giorno di filosofia che tutta un'immortalità da dissennato »; da S. Tommaso: « è l'aspirazione a conoscere, per mezzo delle cause, le cose esistenti e possibili e i loro rapporti più intimi e lontani »; « sapientis est altissimas causas considerare »; da Cartesio: « insegna a ben ragionare »; da Berkeley: « lo studio della sapienza e della verità »; da Wolff: « la scienza di tutte le cose possibili e del come e del perché sono possibili »; da Kant: « la scienza degli ultimi fini della intelligenza umana »; da Rosmini: « la scienza delle ragioni ultime, cioè delle risposte soddisfacenti che l'uomo da agli ultimi perché »; da Comte: « è la regina di tutte le scienze perché le dirige tutte »; da Spencer: « è la conoscenza nel suo più alto grado di generalità »; «la scienza completamente unificata»; da B. Spaventa: «l'ultima e più chiara espressione della vita di un popolo »; da Bonatelli: « si ha la filosofia quando si penetra fino al midollo della cosa, quando si arriva a quelle verità, trovate le quali, la ragione non ha più altro da chiedere »; da Gentile: « ha tale natura da investire tutta la personalità e compenetrare di sé tutta la cultura »; da Wundt: « l'acquisizione di una concezione generale del mondo e della vita, che soddisfi alle esigenze della ragione e del cuore »; da Windelhand: « è la scienza critica dei valori universali »; da Whitehead: « fornisce una spiegazione organica dell'universo ». Tutti gli uomini, in quanto dotati di ragione, desiderano sapere, si pongono la soluzione dei fondamentali problemi, filosofano; homo naturaliter scire desiderai. Però non tutti gli uomini riescono a spiegare in modo chiaro, preciso ed esauriente i vari problemi che si presentano alla loro considerazione, di qui la distinzione del filosofo comune dal filosofo di professione. Mentre il filosofo comune, volgare, dilettante affronta i fondamentali e generali problemi del mondo, di se stesso e di Dio con il senso comune, in forma inconscia e saltuaria, con mente primitiva, in modo pratico, vago e superficiale, e si limita alla constatazione dei fatti, il filosofo di professione, il ragionatore, il filosofo propriamente detto, inteso in senso stretto, tratta i problemi della natura, dell'anima e di Dio in modo razionale, riflessivo, con vera capacià intellettuale, con intento e con attenzione, al fine di indagare sulle cause ultime, sui supremi principi dell'essere, del conoscere e dell'operare, di ricercare nella molteplicità delle cose un principio unificatore, di ottenere una visione integrale, profonda, totale della realtà.


Autore: staff articoligratis.com


Poppea

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