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Giovani e sviluppo: l'esperienza a Gaza di una giovane cooperante

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Giovani e sviluppo: l'esperienza a Gaza di una giovane cooperante Empty Giovani e sviluppo: l'esperienza a Gaza di una giovane cooperante

Messaggio  Poppea il Mar Set 21, 2010 11:22 pm

In occasione della Giornata internazionale della pace sul tema "giovani e sviluppo" vi proponiamo l'intervista a Daniela Riva, giovane cooperante del GVC a Gaza che ci ha parlato della sua esperienza e dei giovani di Gaza.

Il 21 di settembre si celebra la Giornata internazionale della pace. Quest'anno il tema scelto dall'ONU per celebrare la giornata è "I Giovani per la Pace e lo Sviluppo". Giovani, pace e sviluppo sono strettamente legati tra di loro: la pace crea i presupposti per favorire lo sviluppo, che è un fattore decisivo per offrire opportunità ai giovani, soprattutto a quelli che si trovano in paesi che stanno uscendo da anni di conflitti, e solo giovani in salute e istruiti sono in grado di favorire una pace e uno sviluppo sostenibili. Pace, stabilità e sicurezza sono fattori essenziali per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, che hanno il fine di ridurre drasticamente, entro il 2015, povertà, fame, malattie e mortalità materna ed infantile. Lo slogan della campagna di quest'anno è "Pace=Futuro, l'equazione è semplice". A questo proposito abbiamo intervistato Daniela Riva, giovane cooperante dell'ong bolognese GVC, che da tempo opera in un territorio storicamente afflitto da conflitti: Gaza. A lei abbiamo chiesto quale sia la situazione della popolazione in questo territorio, in particolare per quanto riguarda l'accesso ai beni di prima necessità, e la situazione dei giovani in quella difficile zona.

Daniela, qual è la situazione realtiva all'accesso all'acqua potabile per la popolazione di Gaza?
"L'accesso all'acqua potabile a Gaza è limitato dal fatto che le acque sotterranee della striscia sono inutilizzabili per l'uso potabile, infatti presentano delle concentrazioni di cloruri e nitrati da due a otto volte superiori ai limiti raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. L'acqua del sottosuolo, e quindi l'acqua dei pozzi, è utilizzata solo esclusivamente per uso domestico, mentre l'accesso all'acqua potabile avviene solo attraverso piccoli impianti di dissalazione che trattano l'acqua dei pozzi e la vendono direttamente alle famiglie o la distribuiscono attraverso punti di distribuzione. Quindi l'acqua rappresenta un costo non indifferente per le famiglie di Gaza. È chiaro che in questa situazione l'impatto più disastroso del blocco imposto da Israele e di tutte le limitazione all'entrata dei materiali a Gaza riguarda la possibilità di investire in nuove infrastrutture che siano in grado di fornire acqua potabile all'intera popolazione di Gaza. Questo è quello che avviene in Israele dove la popolazione ha accesso all'acqua potabile attraverso impianti di dissalazione marina. Quindi, oltre che l'impossibilità di creare nuove infrastrutture, il blocco di Gaza limita anche la capacità di gestione e manutenzione delle infrastrutture idriche esistenti, proprio perché molti dei materiali che servirebbero per riparare, migliorare ma anche ampliare le infrastrutture esistenti non sono disponibili a Gaza e fanno parte di quei materiali il cui accesso non è consentito da Israele. Il blocco inoltre ostacola la fornitura di gasolio necessaria per far funzionare i pozzi. A Gaza le interruzioni dell'elettricità arrivano fino a 18 ore consecutive quindi i pozzi funzionano tramite generatori, e la scarsa disponibilità di gasolio impedisce un servizio regolare di acqua, anche se solamente per uso domestico, alla popolazione".

Per quanto riguarda l'accesso al cibo invece qual è la situazione?
"Per quanto riguarda l'accesso al cibo circa l'80% della popolazione di Gaza dipende quasi esclusivamente dagli aiuti umanitari delle Nazioni Unite, questo perché Gaza è quasi totalmente dipendente dall'esterno per l'approvvigionamento di tutti i prodotti alimentari. Il blocco imposto da Israele ha soffocato quasi tutti i settori produttivi, compreso quello agricolo. Ci sono anche delle limitazioni che Israele impone sull'ingresso di alcuni beni alimentari: per esempio viene consentito l'ingresso di carne e pollame surgelato, mentre non viene consentito l'ingresso di carne e pollame fresco. Il problema più grave è che, anche se sui mercati di Gaza la merce è disponibile, non è economicamente accessibile per la popolazione. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti denunciato più volte che l'embargo israeliano ha provocato un crescente aumento della malnutrizione soprattutto tra i bambini".

Quali progetti stai portando avanti con GVC nella zona di Gaza?
"GVC opera nei territori palestinesi dagli inizi degli anni Novanta e si è specializzato negli anni nei settori dell'acqua, dell'igiene ambientale e dell'agricoltura. Il GVC a Gaza è stato presente dal 1997 al 2001 con un progetto sanitario di sostegno alla banca del sangue mentre dal 2006 lavora quasi esclusivamente su progetti riguardanti l'acqua e l'igiene ambientale. Questi progetti sono finanziati dall'Unione Europea, dalle Nazione Unite e dal Ministero degli affari esteri italiano. Attualmente a Gaza stiamo portando avanti un progetto volto alla riabilitazione dei pozzi agricoli e dei sistemi irrigui danneggiati durante l'ultima offensiva israeliana del 2008 e un progetto volto alla riattivazione di un dissalatore marino che dovrebbe fornire acqua a circa 20 mila persone che abitano nell'area centrale della striscia".

La Giornata Internazionale della Pace quest'anno ha come tema i giovani e lo sviluppo, quali sono le prospettive per i giovani di Gaza?
"Parlare del futuro dei giovani a Gaza è una cosa molto difficile, ma soprattutto molto triste perché si tratta di generazioni che sono cresciute nella violenza e nella disillusione. I giovani di Gaza sono nati duranti la prima Intifada, hanno poi vissuto la speranza degli accordi di Oslo, hanno vissuto la seconda Intifada e dal 2007 la chiusura totale della Stiscia ed i bombardamenti del dicembre 2009 e del gennaio 2010. Sono giovani che una volta finita la scuola o l'università non trovano lavoro perché a Gaza la disoccupazione è oltre il 40%. Sono nati e cresciuti a Gaza e non hanno mai visto nient'altro che Gaza e la situazione di Gaza. Sono quindi giovani pieni di curiosità verso l'esterno e pieni di aspettative verso il mondo esterno. Quello che però noi vediamo qui a Gaza è che, nonostante le occasioni di divertimento e di svago per i giovani siano limitate, loro riescono comunque a ritagliarsi dei piccoli spazi dove poter coltivare le proprie passioni e in qualche modo trovare una speranza verso il futuro".

Per ulteriori dettagli:
http://www.parmaalimenta.org/news-ed-eventi/giovani-e-sviluppo-lesperienza-a-gaza-di-una-giovane-cooperante

Poppea

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