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INFIBULAZIONE: PAROLE, PAROLE, PAROLE DA CHI NON PUO' CAPIRE.

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Messaggio  Poppea il Mer Giu 23, 2010 11:49 pm

Pubblicato da s.a.
"Uno degli aspetti delle metropoli che più mi affascinano è il caos, il continuo via vai di volti sconosciuti tutti indifferentemente proiettati chissà dove. É sempre un piacere, soprattutto per la mia logorrea, confrontarmi con individui completamente sconosciuti che incrociano il mio cammino anche solo per pochi minuti. Ed eccomi incontrare, in un pomeriggio dell'estate passata, una donna marocchina alla fermata dell'autobus."

Dalla rubrica: " SILVIA COMMENTA LE PARI OPPORTUNITA' ", un nuovo post a cura di Silvia.


Catturata dal mio accento italiano, intavolò una conversazione che durò fin dentro il mezzo pubblico. Raccontandomi un po' di sé, disse di essere professoressa di filosofia ed impegnata nella politica locale, con mio conseguente faccino meravigliato. In realtà io non ero meravigliata, solo compiaciuta del fatto che si dedicasse a discipline che interessavano anche me. Ma la signora, scambiando l'espressione del mio viso per stupore, si sentì in dovere di spiegarmi che non c'era nulla di straordinario nella sua esperienza poiché, a suo avviso, le donne nel suo Paese avevano raggiunto un apprezzabile livello di emancipazione. A quel punto, inopportuna come al mio solito, le chiesi se fossero diffusamente praticate le mutilazioni genitali femminili. Dovetti spiegarle più volte cosa volessi dire, lei non capiva.
Nonostante ciò, non ebbe modo di rispondere alla mia domanda, complice il mio arrivo a destinazione e quindi la mia discesa dall'autobus. Probabilmente la sua incomprensione fu dovuta ad un semplice ostacolo linguistico: si sa, non è sempre agevole ad automatico parlare e comprendere una lingua non propria. Ma escludo fosse questo il punto; di fatto, la mia interlocutrice mutò completamente in volto quando, ingenuamente e un po' stupidamente, toccai quell'argomento: il sorriso disteso e dolce lasciò spazio a due occhi forse un po' impauriti e ad una fronte corrugata e frastornata.

Con ciò non intendo affermare con certezza che quella donna sia stata mutilata, o che comunque abbia finto di non afferrare il concetto. Ma, sicuramente, quest'episodio mi ha fatta riflettere su quanto sia difficile entrare davvero nel cuore del problema delle mutilazioni. Non basta vietarle, non basta definirle come atti riprovevoli in questa o quella dichiarazione dei diritti inviolabili, o fondamentali, o universali, come amano definirli coloro che credono definirli serva a qualcosa. Prima di addentrarmi nella complessità della questione, ecco qualche cenno descrittivo.Le mutilazioni genitali femminili riguardano per lo più realtà geograficamente lontane da noi: paesi africani come Somalia, Gibuti, Sudan, Egitto meridionale, Kenya settentrionale, Nigeria, Etiopia, Mali; paesi del Medio Oriente come Oman, Yemen, Emirati arabi uniti,; paesi asiatici come l'Indonesia e la Malesia. Casi di mutilazioni sono riscontrabili anche in aree più civilizzate come il Nord America, l'Australia, la Nuova Zelanda e la stessa Europa (Italia compresa!), causa l'insediamento in tali posti di comunità di immigrati. Il tipo di mutilazione, le modalità e l'età delle vittime differiscono da zona a zona (tuttavia, vengono più diffusamente inflitte tra i quattro e gli otto anni; nella forma più estrema si ha l'infibulazione). Le ragioni che stanno dietro a questa pratica sono molteplici. In primo luogo, la mutilazione è segno di identità culturale e sociale, simboleggiando la piena integrazione della donna nella comunità di appartenenza. In secondo luogo, è segno di identità sessuale, comportando garanzia di rispetto del futuro marito e di sottomissione a lui. Essa è, inoltre, un modo per controllare la sessualità della donna che, secondo una diffusa ma erronea convinzione, avrebbe il proprio desiderio sessuale ridotto; in realtà, è la sensibilità ad essere ridotta, non il desiderio che dipende dalla psiche. Tra le ragioni che "giustificano" tale barbarie non è annoverabile la religione.
Alcune popolazioni di fede islamica sostengono che sia il Corano a richiedere, quindi legittimare, l'offesa dell'intimità femminile; il libro sacro dei musulmani, in realtà, nulla dice in tal senso ( un approfondimento riguardante questo ed altri equivoci sulla religione ISLAM ). Peraltro, cattolici, ebrei, protestanti, animisti, coopti non sono esenti da colpe. Le motivazioni di volta in volta poste a sostegno di tali atrocità sono a dir poco incredibili, nel senso letterale del termine. Si tratta di pretesti che mi fanno arrabbiare, impazzire...non solo perché non riesco a capire e mai riuscirò a farlo, ma anche perché non riesco a far nulla, a trovare una soluzione per salvare anche solo una donna dal flagello. E l'indignazione diventa impazienza tutte le volte che penso alle conseguenze tremende che un atto già di per sé mostruoso comporta: dolore fisico (soprattutto nei rapporti sessuali), trasmissione di HIV, di emorragie, di infezioni talvolta tanto gravi da causare sterilità. Ovvi ma altrettanto preoccupanti sono gli effetti sul piano psicologico. Quanto basta per qualificare le mutilazioni genitali femminili come una pratica discriminatoria contraria alla dignità della donna, minando la sua integrità fisica e psichica. Bella definizione! Si fa per dire... è facile definire, altrettanto facile è vietare e prendere le distanze da qualcosa più grande di noi che ci spaventa.

Meglio mettere da parte la mediocrità che ci fa sentire buoni per il solo fatto di riuscire a dire "questo è cattivo". Meglio, dunque, andare in fondo alle questioni. Ed è proprio non soffermandosi ad un superficiale "che schifo!" che si apprende con stupore come vi siano molte donne dei paesi interessati che chiedono esse stesse di essere infibulate. La mutilazione è spesso il prezzo che si deve pagare per poter appartenere ad un gruppo, per non esserne emarginata. La mutilazione è spesso salutata come un momento di festa, come un rito di ingresso nella comunità. Da tale punto di vista, non è sbagliato né esagerato qualificare la sottoposizione alla mutilazione come un diritto: paradossalmente, ciò che agli occhi di una occidentale come me appare inconcepibile, in altre culture è doveroso e, in alcuni casi, persino desiderato. Alla luce di tutto ciò, va da sé che la questione abbia a che fare con quello che in tedesco viene definito "volksgeist", con lo spirito del popolo, con la forma mentis degli individui in particolare e delle comunità in generale. Niente è più arduo di modificare la struttura con la quale si elabora l'esperienza e le influenze di tale struttura. Il compito è ancora più arduo se si blocca la comunicazione perché impossibile, se non c'è modo di penetrare tali realtà e cambiarle pian piano da dentro. Non vedo prospettive, non vedo margini di azione.

Le pochezza di noi uomini emerge di fronte alle grandi sfide. In fondo la mia vita continua comunque; mi limito a parlarne di tanto in tanto, ma niente di più; non ho nemmeno la sensibilità sufficiente per capire che non si può discutere di un simile argomento su un autobus pieno di gente. Siamo bravi a puntare il ditino contro qualcosa, altrettanto bravi a fare spallucce....è il gesto di Ponzio Pilato che ci riesce meglio.


questo è molto altro su: http://salvatoreantonelli.blogspot.com/

Poppea

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