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IL "COMBAT NURSE": FONDAMENTI DI INFERMIERISTICA MILITARE

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Messaggio  Poppea il Gio Giu 24, 2010 12:16 am



AGGIORNAMENTI/Studi ed esperienze / L'infermieristica militare basa le sue fondamenta sull'esperienza maturata dal personale sanitario in missioni fuori area ed in teatri bellici in uno spettro di situazioni operative sempre più complesse e rischiose quali quelle che si delineano dopo l'11 Settembre. Ecco, di seguito, la descrizione dell'esperienza vissuta da tre colleghi Infermieri della Marina Militare Italiana durante il Corso di Medicina Campale di Combattimento presso la Scuola Anfibia del Reggimento San Marco di Brindisi.

IL "COMBAT NURSE": FONDAMENTI DI INFERMIERISTICA MILITARE



di Emiliano BOI

Maresciallo del Servizio Sanitario Militare, laureato in Infermieristica, perfezionato in Nursing di Anestesia e Rianimazione, abilitato all'esercizio della Medicina Campale di Combattimento.

Paolo CARBONARO

Maresciallo del Servizio Sanitario Militare, laureato in Infermieristica, perfezionato in Tecniche di Fisiopatologia Subacquea, abilitato all'esercizio della Medicina Campale di Combattimento.

Maria Luisa BENINI

Maresciallo del Servizio Sanitario Militare, laureata in Infermieristica, perfezionata in Nursing di Anestesia e Rianimazione ed in Tecniche di Fisiopatologia Subacquea, abilitata alla Medicina Campale di Combattimento.







INTRODUZIONE

Gli Allievi Marescialli Infermieri della Marina Militare Italiana, alla fine del percorso accademico di formazione, frequentano, presso le Scuole "Carlotto" del Reggimento San Marco di Brindisi, il corso teorico-pratico di Medicina Campale di Combattimento (CMC). La struttura del corso è improntata sulla fisionomia di corsi internazionali simili, organizzati da altri Paesi NATO, come il prestigioso brevetto US Army "Expert Field Medical Badge" (EFMB) ed il "Combat Casualty Care Course" (C4) statunitense.

Nello specifico il "COMBAT CASUALTY CARE" rappresenta l'aspetto essenziale della Medicina Militare, il primo anello della catena del soccorso sanitario sul campo, cui si agganciano tutti gli altri, col fine ultimo di salvare la vita dei pazienti (ridurre il picco di mortalità post-trauma) sia del personale sanitario impiegato in missioni fuori area, in uno spettro di situazioni operative sempre più complesse e rischiose quali quelle che si delineano dopo l'11 Settembre.

Lo scopo nella formazione degli Infermieri Militari, nell'ambito dell'emergenza-urgenza in teatri bellici, è quello di impartire le fondamentali nozioni teorico-pratiche, fornite da istruttori anfibi specializzati, per la gestione del personale subalterno ed il coordinamento del soccorso in situazioni di "distress"; tutto ciò affiancando, alle nozioni di carattere sanitario ed assistenziale,le norme di comportamento, di sopravvivenza e di protezione da forze nemiche per l'esercizio ottimale della professione sanitaria nel soccorso dei pazienti sul campo.



PROFILO E FUNZIONI DEL "COMBAT NURSE"

L'infermiere militare segue una formazione accademica e contemporaneamente un'istruzione militare che rispecchi i valori della professione sanitaria e dell'etica militare; al termine dell'iter formativo è un soggetto pronto a sottoporsi a stress importanti, spesso prolungati nel tempo, quali la gestione del soccorso sanitario in situazioni di crisi o in teatri bellici, dove non basterebbe l'esercizio ottimale della professione sanitaria; egli pertanto è una figura ad elevato rischio.

Come noto, lo stress "ottimale" è rappresentato da condizioni di attivazione e disattivazione rapida; il militare infermiere deve essere formato con un addestramento che, per ovvie ragioni, non può essere solo teorico.

La presenza di una solida motivazione, un buon grado di autostima, di disciplina, di autocontrollo, nonché di una realistica valutazione delle proprie capacità professionali, fisiche e psichiche sono alcuni dei requisiti per intraprendere al meglio questa professione; il "Combat Nurse" deve essere professionalmente preparato ad agire in autonomia riuscendo a gestire gli imprevisti per poter esercitare la funzione di "team-leader" in maniera esemplare; solo così può influenzare positivamente le attività dei membri del gruppo presso cui è inserito.

Deve essere in grado di riconoscere in sé e negli altri i primi segni di esaurimento fisico e mentale al fine di prevenire l'instaurarsi di condizioni di stress patologico: "burn out".

Un buon Combat Nurse deve conoscere profondamente sé stesso e l'altro, saper gestire le propria persona, le proprie reazioni e le reazioni altrui, saper dare l'ordine giusto alle cose anche in situazioni di confusione estrema (si pensi ad un soccorso sotto il fuoco nemico).

Non ha molto tempo per pensare, non possiede a seguito elevate forniture di medicazioni e farmaci; ogni cosa deve essere sempre al posto giusto ed ogni risposta ben immagazzinata nella sua mente.

Deve lavorare in èquipe e impartire ordini a personale "non sanitario", adeguatamente istruito, perché nella maggior parte delle situazioni è l'unico responsabile del trattamento dei feriti sui teatri bellici.



PRINCIPALI ATTIVITA' GESTITE DAL COMBAT NURSE:

· Pianificazione di strategie di difesa passiva per contrastare gli attacchi nemici, mediante copertura e protezione dei mezzi sanitari e di soccorso;

· Leadership nel trattamento dei traumi più frequenti negli scenari bellici (ferite d'arma da fuoco, PNX, amputazioni, ecc.)

· Organizzazione e delineazione topografica del percorso di trasporto manuale dei feriti, al fine di ottimizzare di "triage" bellico diurno e notturno;

· Gestione della responsabilità nella scelta dell'evacuazione dei feriti presso i relativi e specifici livelli superiori di assistenza (ROLE);

· Stabilire contatti radio impiegando alfabeti fonetici e numerazioni N.A.T.O. con la costante coscienza della presenza di "ascolti ostili" delle informazioni riportate;

· Compilazione, secondo gli standard STANAG della NATO, delle situazioni sanitarie dei singoli pazienti, selezionati a seguito di accurato "triage of priority" sul campo di conflitto, per porre in essere le evacuazioni "casualty" (CASEVAC) a mezzo di elicotteri adibiti;

· Trattamento delle principali lesioni o morbosità derivanti da attacchi N.B.C. (nucleari, batteriologici, chimici) mediante impiego di dispositivi di protezione individuale militare (maschere e tute schermanti specifiche)

Come si può facilmente evincere, al combat nurse è assegnato un ambito di azione più ampio della controparte civile: il B.L.S.D., il P.T.C. e l'A.L.S. sono solo il punto di partenza del soccorso, ma quando si applica un protocollo in situazioni ostili ed in scenari di guerra sono probabili ed auspicabili modifiche ed improvvisazioni. Le restrizioni imposte dal campo di battaglia influenzano notevolmente le decisioni da prendere per il trattamento dei pazienti. L'espletamento della missione può avere una priorità maggiore dell'evacuazione immediata, in evidente conflitto con quanto generalmente accettato come assistenza standard ad un ferito. L'evacuazione immediata può addirittura non essere un'opzione fattibile, determinandosi così la necessità di un trattamento di supporto di lunga durata col fine ultimo di risparmiare vite umane.



SCENARIO ASSISTENZIALE IN TEATRO OPERATIVO: ASPETTI DELL'ASSISTENZA NEGLI ATTUALI SCENARI BELLICI.

Una pattuglia, durante una perlustrazione ad un sito, ha subìto un'imboscata da parte di truppe nemiche. Lo scontro a fuoco che ne è seguito potrebbe aver causato il ferimento di molti uomini.

La squadra "Sanità", in pattugliamento nei pressi del sito, avvisata dell'accaduto, viene comandata a recarsi sul luogo dello scontro. Conosciute le coordinate del punto, l'individuazione dello stesso avviene attraverso consultazione della carta topografica in dotazione alla squadra. Individuato il punto, la squadra inizia il movimento tattico per recarsi al sito e prestare soccorso ad eventuali feriti. Gli scontri a fuoco riprendono non appena la squadra arriva sul posto. La difesa della stessa è assicurata da alcuni militari alleati a difesa del sito.

Sul terreno ci sono molti feriti sparsi un po' ovunque. Inizia il Triage.

Ai feriti, trovati, valutati e trattati rapidamente una prima volta viene applicato del nastro nero in una zona ben visibile del corpo per evitare confusione e perdita di tempo da parte dei soccorritori.

Si sono identificati i due T1; il primo presenta ustioni al volto, collo e torace. Approssimativamente è interessato il 25% della superficie corporea. Poiché interessati volto e vie aeree trattasi di ustione gravissima (imminente pericolo di edema e intubazione d'urgenza). Si rimuovono gli indumenti e si procede ad una medicazione con benda anti ustionante. Il secondo è un pneumotorace aperto (ferita soffiante). Viene applicata una medicazione occlusiva utilizzando della plastica incerottata su tre lati, creando in questo modo una valvola unidirezionale. Si procede alla loro evacuazione verso la "landing zone" (zona di atterraggio di elicotteri) percorrendo circa 600 metri di terreno sconnesso e poi verso un adeguato Role per mezzo di elicotteri AB212 previa richiesta via radio di CASEVAC. La zona di atterraggio sarà segnalata con fumogeno colorato. Si stabilisce la priorità tra i feriti mentre l'elicottero comunica l'impossibilità al trasporto contemporaneo dei due. Ritornerà successivamente per il secondo recupero.

Durante l'attesa il pneumotorace aperto diventa iperteso, viene stabilizzato dopo aver provveduto alla decompressione, aprendo per alcuni secondi la medicazione e richiudendola dopo aver sentito la fuoriuscita dell'aria dalla ferita.

Ad entrambi viene compilato il cartellino riassuntivo dell'operato e reperito un accesso venoso con particolare attenzione all'inserimento di un catetere di grosso calibro all'ustionato e all'avvio di terapia infusionale per evitare l'insorgenza di uno shock ipovolemico.

Viene caricato e trasportato per primo sul velivolo l'ustionato.

In attesa del recupero, il paziente col pneumotorace verrà continuamente monitorato e rassicurato. Improvvisamente ricompaiono segni di ipertensione toracica, tachicardia, tachipnea, grave stato ansioso. Si rimuove la medicazione ancora una volta. Arriva l'elicottero, carica, ma subito dopo il decollo, oggetto di fuoco nemico, è costretto ad un atterraggio di fortuna in una landing zone improvvisata.

Ad attendere c'è un'ambulanza campale ed il trasporto proseguirà via terra fino al punto di raccolta.





CONCLUSIONI

I nostri pazienti non ci scelgono; siamo noi che abbiamo scelto di trattare loro quando ci siamo arruolati. Avremmo potuto optare per un'altra realtà lavorativa, un'altra professione ma non l'abbiamo fatto; abbiamo accettato di assumerci la responsabilità di soccorrere pazienti in missioni fuori area, in alcune delle peggiori situazioni operative professionali, sempre più rischiose e complesse, quando noi stessi siamo stanchi, in condizioni difficili ed imprevedibili, esponendoci al fuoco e ad eventuali carichi tossici.

Siamo Militari Infermieri, Combat Nurses italiani: la nostra missione è solo quella di salvare vite umane.

Poppea

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